Domenico Monteleone
Procurement & Acquisti

Quando un KPI mente: segnali da riconoscere nel procurement

24 Feb 2026 · 6 min di lettura · Domenico Monteleone
Contenuto articolo

Introduzione

Chi lavora nel procurement lo sa bene: apri il report mensile, guardi le KPI e, se sono verdi, tiri un sospiro di sollievo.
On Time Delivery sopra il 95%, costi sotto controllo, lead time stabile. Sembra tutto in ordine.

Poi però succede qualcosa. Un fornitore “affidabile” improvvisamente non regge i volumi. Un prodotto che sembrava conveniente inizia a generare costi nascosti. Un progetto slitta, anche se sulla carta i numeri erano buoni.

E lì nasce il dubbio: com’è possibile, se le KPI erano positive?

La verità è semplice e scomoda allo stesso tempo:
le KPI non mentono… ma possono raccontare solo una parte della storia.
Sta a noi capire quando un numero, pur corretto, sta nascondendo un problema più grande.

Prima di capire quando un KPI inganna, vale la pena avere chiaro quali sono i KPI fondamentali del procurement. La guida completa è un buon punto di partenza.

Il KPI formalmente perfetto (ma pericoloso)

Un indicatore può essere:

  • calcolato correttamente
  • aggiornato regolarmente
  • presentato in modo chiaro

…e comunque portarti a una decisione sbagliata.

Il motivo è che ogni KPI è una semplificazione della realtà. Riduce un processo complesso ad un numero. È utile, anzi indispensabile, ma proprio perché semplifica, rischia di non mostrare tutto. Il punto non è smettere di usare le KPI.
Il punto è imparare a leggerle con spirito critico.

Quattro casi in cui un KPI “mente”

1. OTD alto, ma cliente insoddisfatto

L’On Time Delivery è al 97%. Sulla carta è un risultato eccellente.
Eppure il cliente si lamenta.

Perché?

Magari le consegne arrivano sempre puntuali, ma:

  • solo all’ultimo minuto utile
  • senza flessibilità su modifiche urgenti
  • con comunicazioni scarse o tardive

Il KPI misura la puntualità, ma non misura la qualità della relazione.
Un numero verde può nascondere un’esperienza cliente mediocre.

Spunto di riflessione

Un KPI operativo non è automaticamente un KPI di servizio. La puntualità non sempre coincide con l’affidabilità percepita.

2. Prezzo medio in calo, ma costo totale in aumento

Hai negoziato bene. I prezzi d’acquisto sono scesi. Ottimo risultato, giusto?

Forse no.

Dopo qualche mese emergono:

  • più interventi di assistenza
  • più tempo perso dal team tecnico
  • più sostituzioni e resi

Hai migliorato il prezzo, ma peggiorato il Costo Totale di Proprietà (TCO).
La KPI “saving” dice che stai facendo un ottimo lavoro, ma l’azienda nel complesso sta spendendo di più.

3. Vendor Rating alto, ma rischio nascosto

Il tuo fornitore principale ha:

  • ottima qualità
  • consegne puntuali
  • supporto eccellente

Il Vendor Rating è altissimo. Tutto perfetto.
Tranne un dettaglio: rappresenta il 70–80% della spesa su quella categoria.

La KPI misura la performance, ma non il rischio di concentrazione.
Se quel fornitore ha un problema, tu non hai alternative pronte.

Spunto di riflessione

Una performance eccellente può diventare un rischio strategico se manca l’equilibrio nel portafoglio fornitori.

4. Lead Time stabile, ma supply chain fragile

Il lead time medio è sempre intorno ai 10 giorni. Perfetto, sembra sotto controllo.

Ma la media nasconde che:

  • a volte consegna in 5 giorni
  • a volte in 18

Finché tutto va bene, la media “regge”. Ma basta un imprevisto (un picco di domanda, un problema logistico) per mandare tutto fuori controllo.

La KPI racconta la media, non la variabilità.
E spesso è proprio la variabilità a creare i problemi più seri.

I segnali che un KPI sta raccontando solo metà verità

Ci sono alcuni campanelli d’allarme che dovrebbero farti alzare lo sguardo dal numero e chiederti: “Cosa mi sto perdendo?”

  • Numeri sempre perfetti: se tutto è sempre verde, forse stai misurando solo ciò che è facile, non ciò che è critico.
  • Zero variazioni nel tempo: processi reali oscillano. Una linea piatta può indicare dati incompleti o KPI poco sensibili.
  • KPI positive ma malcontento operativo: se chi lavora sul campo percepisce problemi, ma i report dicono che va tutto bene, c’è un disallineamento da indagare.

Troppe KPI: quando monitori tutto, rischi di non capire cosa conta davvero.

Cosa fare per non farti ingannare dai numeri

La soluzione non è aggiungere altre KPI, ma usarle meglio.

  • Affianca dati quantitativi e feedback qualitativi: parla con chi usa quei fornitori, con chi gestisce i processi ogni giorno.
  • Guarda i trend, non solo le foto istantanee: un mese buono o cattivo può ingannare, la tendenza nel tempo è più rivelatrice.
  • Analizza anche la dispersione, non solo la media: variabilità, picchi, eccezioni raccontano molto più della semplice media.
  • Collega ogni KPI a una decisione concreta: se un indicatore non guida un’azione, è solo un numero in più nel report.

Spunto di riflessione

Le KPI non servono a dimostrare che stai lavorando bene. Servono ad aiutarti a capire dove potresti lavorare meglio.

Conclusione

Le KPI sono strumenti potentissimi. Senza di loro, il procurement rischia di muoversi solo a intuito. Ma con loro, se usate in modo superficiale, si rischia un’illusione di controllo.

Un numero corretto non è automaticamente una verità completa.
Il vero valore non sta nella formula o nel grafico, ma nella capacità di interpretare i dati nel contesto reale, fatto di persone, vincoli, imprevisti e relazioni.

In fondo, il lavoro di chi si occupa di procurement non è solo misurare.
È capire cosa c’è dietro ai numeri e prendere decisioni migliori proprio lì, dove il KPI da solo non arriva.

Approfondimenti utili

Per collegare la parte più “strategica” con quella operativa:

Riferimenti esterni utili

Per dare un contesto più ampio e metodologico:

DatiCostiDecisioni
Domenico Monteleone
Scritto da

Domenico Monteleone

ICT & Cloud Buyer

Collego dati, contratti e operatività per rendere le decisioni più chiare.